a cura di Ornella Scandella, pedagogista, counsellor sistemico relazionale, orientatrice (accreditamento SIO)
Ci sono periodi di ridondanza orientativa, nei quali tutti parlano di orientamento qualificandosi come esperti/e. In questi periodi l’orientamento pare diventare “automaticamente” la panacea di tutti i mali, antidoto alla dispersione, pronostico di successo, facilitazione di apprendimento. Quel che è peggio è che tanta certezza spesso nasconde incapacità relative ad altri campi disciplinari e pedagogici, nella rassicurante convinzione che, appunto, vi provvederà l’orientamento. Ma soprattutto nasconde l’inconsapevolezza del vero senso dell’orientamento, tanto da far pensare che l’orientamento stesso sia un termine in usura semantica[1].
Verso la fine del secolo scorso circolava addirittura la convinzione che tutto fosse orientamento, ovvero che tutto avesse valenza orientativa. Senza voler negare a priori la capacità di esperti di dare vita a pratiche efficaci basate su tale assunto, l’approccio e la correlata postura che ne derivarono in alcuni contesti di pratiche orientative furono tali da far pensare: “Se tutto è orientamento, nulla è orientamento”, ovvero un orientamento intenzionale, ideato e progettato su basi culturali.
Oggi si assiste a un proliferare di iniziative, rivolte in particolare al mondo della scuola: incontri con testimoni per ascoltare esperienze professionali, quando non per apprendere a gestire pratiche di inserimento lavorativo (cv, colloqui), incontri con docenti e studenti di ambiti formativi successivi, open day, distribuzione di brochure pubblicitarie. Pare inoltre andare per la maggiore e ricentralizzarsi la dimensione informativa, quando sembrava ormai superata la tripartizione distintiva dell’orientamento in formativo, informativo, professionalizzante.
Chi scrive non intende demonizzare le tante e varie iniziative, tanto meno quelle informative, o negarne la potenzialità orientativa. Quel che preme sostenere è che non è buon orientamento quello affidato ad azioni una tantum, o a un loro coacervo estemporareo e decontestualizzato, avulso da una cornice culturale di riferimento, e prive di un approccio sistemico. E tanto meno ad azioni estranee a una visione dell’orientamento come un processo evolutivo, multidimensionale, multidisciplinare, complesso (mai puntuale, relegato in un punto unico e preciso della storia personale), contestualizzato in momenti evolutivi, in storie e culture individuali e sociali.
“Un vero orientamento non si limita a scoprire il talento: lo accompagna, lo contestualizza, lo fa crescere in relazione agli altri e al mondo. L’orientamento […] è una pratica educativa, etica, trasformativa. E va trattata come tale”[2].
Secondo questa visione il ruolo di professionisti e professioniste dell’orientamento é in primo luogo quello di “promuovere la libertà di scelta e l’accesso equo alle opportunità significa riconoscere e valorizzare l’unicità di ogni persona e dei suoi contesti di vita”[3].
Su queste basi scientifiche culturali si è fondata la proposta del Municipio 9 del Comune di Milano di offrire agli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado del proprio territorio opportunità a supporto delle loro iniziative di orientamento rivolte a diplomandi e diplomande[4]. Istituzionalmente si è trattato di un progetto ispirato al Patto per il lavoro del Comune di Milano[5]. Concretamente di iniziative originate dalla volontà di offrire un supporto alle scuole, nella convinzione che in esse difficilmente è stato dato avvio alla riforma del sistema di orientamento, come prevista dalla Missione 4 del PNRR del 2021, e che difficilmente le numerose azioni previste dalla normativa successiva poggiano su condizioni di fattibilità reali[6]. Basti pensare all’affidamento a ciascun docente tutor di compiti di aiuto individualizzato a un numero di studenti compreso tra 30 a 50 unità, in nome di una formazione online di complessive 20 ore, quando non al docente orientatore di istituto compiti di aggiornamento di dati statistici.
La proposta del Municipio 9 ha alcuni pilastri di appoggio:
- coprogettare attività con docenti e studenti, sulla base di una reale domanda di orientamento (incontri con docenti orientatori e orientatrici estesi a referenti dei PCTO, raccolta di suggerimenti ed esigenze da parte degli studenti tramite consultazioni e interviste);
- dare vita a iniziative a supporto dei moduli/laboratori di orientamento finalizzate a fornire spunti per pensare il futuro e pensarsi nel futuro, nella convinzione che le sue radici si riscontrano nel presente;
- favorire la nascita di una rete territoriale tra soggetti vari;
- adottare come faro di riferimento l’Agenda ONU 2030.
Il processo attivato ha dato vita – tra le altre attività – a due momenti convegnistici rivolti a insegnanti e studenti con testimonianze del mondo universitario e del mondo del lavoro. Il primo, realizzato nel mese di dicembre 2024 dal titolo “Studenti e studentesse interrogano il futuro. Professioni e lavoro nel mondo che cambia”, ha visto l’esplorazione di tendenze economiche, culturali e sociali, anche con l’aiuto di esperte e esperti in interlocuzione con diplomandi e diplomande. Il secondo, svoltosi nel mese di novembre 2025 con il patrocinio della SIO, dal titolo “Orientarsi. Pensieri e desideri verso il futuro”, ha esplorato i temi della sostenibilità, inclusione, orientamento di genere[7], con incursioni nell’innovazione tecnologica (alcuni macroobiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda dell’ONU). L’incontro è stato ravvivato dalla proiezione del video “Orientarsi” che ripropone l’intervista di alcuni diplomandi e diplomande da parte di un giornalista sul loro processo di orientamento, e realizzato durante le ore di un PCTO da studenti di uno degli Istituti coinvolti, ma anche dalla presenza del robot sociale NAO, che ha risposto alle domande degli studenti.
La documentazione realizzata da alcune classi durante questi eventi costituisce strumento didattico per le attività laboratoriali previste dalle scuole.
Qual è il valore aggiunto dell’iniziativa del Municipio 9 del Comune di Milano? Nessuna presunzione di avere dissolto problemi strutturali, quali ad esempio quello della riforma del sistema di orientamento e quello dell’efficace supporto individualizzato da parte dei docenti tutor alla numerosa platea loro affidata; ma la convinzione di avere dato agli studenti un’opportunità per accostare il futuro con occhi diversi e di avere contribuito a fare apprezzare ai docenti una cultura dell’orientamento che aiuti i giovani a pensarsi nel futuro con speranza, ma soprattutto con attenzione al bene comune, senza il quale non sarebbero possibili neppure progetti di realizzazione personale.
[1]Salvatore Soresi (a cura di), “L’orientamento ministeriale che continua a guardare indietro, ad incrementare l’usura semantica, il marketing, la pubblicità ingannevole e a produrre agnotologie a proposito del futuro”, in Newsletter SIO, Apr. 7, 2025.
[2] Sara Santilli (a cura di), “L’orientamento non è un test: è una scienza, una pratica educativa e una responsabilità istituzionale”, in Newsletter SIO, Lug. 16, 2025.
[3] Homepage SIO, https://www.sio-online.it/.
[4] La scrivente ha svolto il ruolo di regia e coordinamento.
[5] Comune di Milano, Assessorato allo Sviliuppo Economico e alla Politiche del Lavoro, Patto per il Lavoro, 29 aprile 2022.
[6] DM n. 328 del 22.12.2022.
[7] Professori dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e dell’Università Cattolica hanno offerto numerosi spunti di riflessione, tra loro la vicepresidente della SIO Elisabetta Camussi.
