Il progetto europeo EDUPRIS – Promuovere l’inclusione di minori e giovani adulti venuti a contatto con il sistema giustizia.

Lucrezia Perrella, Gian Luigi Lepri, Ernesto Lodi, Maria Luisa Scarpa e Patrizia Patrizi

Università degli Studi di Sassari

Lo scenario attuale pone continue sfide ad orientatori e orientatrici chiamati a promuovere sempre più azioni che mirino a facilitare e supportare le traiettorie di vita e di carriera delle persone, soprattutto quando queste si trovano in condizioni di vulnerabilità. Tali condizioni vengono spesso esacerbate da credenze dispregiative e processi di etichettamento nei confronti, per esempio, di minori e giovani adulte/i che sono venute/i a contatto con il sistema giustizia. Stereotipi e pregiudizi nei loro confronti (e nei confronti delle loro possibili aspirazioni e dei loro sé possibili) costituiscono spesso la principale barriera che ne esclude e limita i percorsi di carriera e, al contempo, rende le nostre comunità sempre meno inclusive.

La sfida a cui siamo chiamati/e è quella di poter assicurare alle persone autrici di reato, anche in virtù del diritto costituzionalmente sancito della funzione rieducativa della pena, percorsi di reinserimento sociale che prevedano la possibilità di accedere a percorsi formativi e professionali che non le vincolino ulteriormente a percorsi di “basso prestigio e riconoscimento sociale”. Partendo da questi presupposti, l’obiettivo di un qualsiasi intervento in questo campo, dovrebbe essere quello di promuovere percorsi di istruzione e formazione orientati al supporto di minori e/o giovani adulte/i nel raggiungere gli obiettivi educativi, nel progettare il proprio futuro, nel costruire aspirazioni laddove le aspirazioni non vengono coltivate, spesso proprio per rigidità e pregiudizi del sistema e della comunità. 

L’inclusione rappresenta un obiettivo da raggiungere attraverso un radicale mutamento della logica individualistica e affondando le radici in un sentire collettivo innovativo: il carcere, e le persone detenute (siano essi/e minori e/o adulti/e) devono diventare ‘un tema di tutti’ al fine di lavorare sinergicamente verso un cambiamento dell’intero sistema dell’esecuzione penale. In questo senso, ogni professionista che opera nei contesti di giustizia dovrebbe superare la propria stretta sfera di competenza ed essere promotore/trice di azioni che generino cambiamenti nel singolo e nella comunità, nell’ottica del miglioramento della qualità della vita delle persone in stato detentivo e dei processi di inclusione.

Partendo dalla consapevolezza che la scelta degli strumenti educativi dipende fortemente dalla giustizia penale e dalle politiche e pratiche penitenziarie presenti in ciascun paese, il progetto europeo EDUPRIS – Istruzione, formazione e apprendimento permanente come interventi dinamici in ambito penitenziario per promuovere l’inclusione e i valori comuni per minori e giovani adulte/i (https://www.edupris.eu) – ha proposto l’esplorazione di un potenziale approccio unitario a livello europeo per assicurare qualità a tutte le esperienze educative che un/una minore e giovane adulto/a autore/trice di reato vive all’interno e all’esterno dei sistemi di giustizia. Il Progetto, avviato nel 2019 e che si concluderà nel 2022, ha come obiettivi principali quelli di: 1) promuovere l’inclusione di minori e giovani adulte/i attraverso il miglioramento dei livelli di apprendimento e formazione nei contesti della giustizia penale e penale minorile attraverso la promozione diretta e attiva di sistemi educativi inclusivi; 2) migliorare la formazione dei/delle professionisti/e nei paesi partner e in Europa, sostenendo insegnanti e/o educatori/trici nell’aggiornare le competenze utili per chi lavora nei contesti di giustizia in ottica inclusiva e promozionale. 

Per raggiungere tali obiettivi, attraverso un’intervista è stata svolta un’analisi dei bisogni nei paesi partner in merito alle diverse esigenze degli/delle educatori/trici e insegnanti che lavorano con giovani adulte/i e/o minori venuti a contatto con il sistema giustizia. È emerso che l’organizzazione dei percorsi formativi scolastici e professionali all’interno degli Istituti penitenziari risulta poco in linea con le esigenze di persone che si trovano in condizioni molto diverse da quelle che frequentano percorsi scolastici ‘ordinari’. Tali percorsi andrebbero ripensati e riadattati tenendo in considerazione bisogni e vissuti delle persone a cui sono destinati, al fine di promuoverne il benessere nello sviluppo dei progetti di vita e di carriera. A partire dai risultati delle interviste sono stati sviluppati strumenti pratici per insegnanti ed educatori/trici. In particolare, è stato sviluppato un ‘gioco da tavolo’ che i/le professionisti/e possono utilizzare con i/le loro studenti per supportare il raggiungimento degli obiettivi educativi e coinvolgerli/e nuovamente nell’apprendimento, sostenendo lo sviluppo della cultura del lifelong learning al fine di migliorare la qualità dei processi educativi e per creare ambienti di apprendimento inclusivi. Il gioco è pensato come un percorso progressivo in cui i/le minori e giovani adulti/e possono sviluppare curiosità critica, creatività, nuove strategie di apprendimento e orientamento, nuove competenze nell’imparare ad apprendere. In questo senso, gli obiettivi educativi a cui si mira sono: 1) sviluppare la motivazione e l’interesse per l’apprendimento; 2) riconoscere le proprie opportunità, rendendo le/gli studenti consapevoli delle opportunità a loro disposizione per approfondire il loro apprendimento e sviluppare al meglio la loro vita; 3) riconoscere il proprio potenziale e le proprie competenze, aiutandoli a conoscere e identificare le proprie risorse e punti di forza; 4) assumersi le proprie responsabilità al fine di superare le barriere personali, sociali ed economiche ai propri progetti di vita e di carriera; 5) acquisire competenze e sperimentare nuove abilità e comportamenti; 6) sostenere il senso di autoefficacia in quanto precondizione fondamentale per il processo di apprendimento; 7) promuovere l’empowerment, al fine di sostenere la riconquista della consapevolezza di sé, delle proprie potenzialità e del proprio agire.

Il gioco è suddiviso in tre fasi che, progressivamente, mirano allo sviluppo di molteplici competenze: dove sono ora, quali sono le mie sfide, come raggiungere i miei obiettivi. Attraverso queste fasi, le/gli studenti migliorano le proprie competenze e sviluppano atteggiamenti e comportamenti efficaci nei confronti dei loro progetti di vita, mentre le/gli educatrici/tori e/o insegnanti intraprendono un percorso di professionalizzazione nelle strategie educative inclusive.

Per le/gli studenti, il viaggio che si intraprende parte dall’esplorazione della loro esperienza precedente di apprendimento al fine di riconoscere e riflettere su cosa e come hanno imparato in passato, sulle strategie usate (e sullo sviluppo di nuove), sulle esperienze vissute e sull’influenza che queste hanno avuto sul proprio progetto di vita. La fase successiva di gioco è orientata all’azione per impegnarsi con l’apprendimento, attraverso l’identificazione di bisogni, aspirazioni, aspettative e obiettivi personali e la successiva esplorazione di opzioni e sfide per raggiungerli. A tal fine, fondamentale è sostenere le/gli studenti nella costruzione del proprio futuro e nell’identificare le strategie adeguate per realizzarlo.