Buona Pasqua!

Care Socie e Cari Soci,

assumo con profondo senso di responsabilità e gratitudine il ruolo di Presidente della Società Italiana per l’Orientamento. È un incarico che sento come un impegno collettivo: rappresentare, valorizzare e far crescere una comunità professionale che ogni giorno lavora accanto alle persone, in particolare alle giovani e ai giovani, ma anche alle persone in condizioni di vulnerabilità nei momenti più delicati delle loro scelte.

In questo periodo dell’anno, tradizionalmente associato a idee di rinnovamento e di apertura al futuro, desidero condividere una riflessione che intreccia questi significati con il tema della pace. Non si tratta solo di un augurio, ma di un orizzonte etico e professionale che interpella profondamente il nostro lavoro di orientatori e orientatrici.

Negli ultimi mesi, il dibattito pubblico ha visto emergere con crescente intensità il tema della militarizzazione e del riarmo, anche in relazione ai contesti educativi e sociali. Non si tratta soltanto di scelte di politica internazionale o di difesa, ma di orientamenti culturali che possono progressivamente attraversare anche i luoghi della formazione e dell’inclusione, influenzando linguaggi, valori e rappresentazioni del futuro.

Alcune analisi recenti (Tusini, 2026) evidenziano come il ritorno del tema della leva e il rafforzamento delle politiche di difesa contribuiscano a rendere più presenti nel discorso pubblico alcune narrazioni della sicurezza e del futuro. In questo quadro, il punto non riguarda i ruoli e le scelte professionali in sé, comprese quelle nelle forze dell’ordine e nelle istituzioni, che svolgono una funzione fondamentale di tutela, ma il rischio che si diffonda una lettura della realtà prevalentemente centrata sulla contrapposizione e sulla polarizzazione, con possibili ricadute sugli immaginari e sulle prospettive delle persone.

Questi processi non sono neutri per chi lavora nell’orientamento. Essi incidono sull’immaginario delle giovani e dei giovani, ma anche sulle prospettive delle persone in condizioni di vulnerabilità, influenzando le narrazioni di possibilità che vengono percepite come accessibili. In un contesto segnato da incertezza e tensione, può diventare più difficile immaginare traiettorie di vita aperte, plurali e autodeterminate. Al contrario, possono emergere forme di pressione, semplificazione o restringimento degli orizzonti decisionali, che rischiano di accentuare disuguaglianze già esistenti.

È proprio qui che il nostro ruolo diventa ancora più cruciale.

Come professionisti e professioniste dell’orientamento, siamo chiamati non solo a fornire strumenti decisionali, ma anche a coltivare spazi di dialogo, di ascolto e di pensiero critico. Siamo chiamati ad avvicinarci alle giovani e ai giovani, così come alle persone in cerca di lavoro e alle persone con disabilità, non per indirizzarli e indirizzarle verso scelte predefinite, ma per accompagnarli e accompagnarle nella costruzione di un futuro che non alimenti disagio e divisioni, bensì possibilità, fiducia e apertura.

In questo senso, la pace non è un concetto astratto, ma una competenza da costruire insieme: nella capacità di interrogarsi, di sostenere il confronto, di riconoscere e gestire i conflitti. Come adulti e adulte, come professionisti e professioniste, siamo anche modelli: nel modo in cui affrontiamo le differenze, nel modo in cui promuoviamo il dialogo, nel modo in cui rendiamo possibile immaginare alternative.

Questo periodo dell’anno diventa allora per noi un’occasione per rinnovare questo impegno: essere una presenza significativa, capace di generare speranza concreta.

Con questo spirito, desidero invitare tutte le socie e tutti i soci a partecipare attivamente alla vita dell’Associazione: a proporre idee, a condividere esperienze, a confrontarsi. La SIO può continuare ad essere una realtà viva e rappresentativa solo se alimentata dal contributo di ciascuna e ciascuno di noi.

Rivolgo a tutte e a tutti voi i miei più sinceri auguri per questo periodo, con l’auspicio che possa essere occasione di rinnovamento, personale e collettivo.

Sara Santilli